FRA TITIRO E FRANKENSTEIN
di Bruno Sullo
"Caratteristica della natura è l'unità armoniosa di tutte le sue funzioni. L'essere
umano, così complesso da riuscire raramente a non creare fratture nel proprio intimo
realzionarsi col mondo naturale, può tendere a ristabilire l'equilibrio innato che gli
deriva dall'esserne parte". Questa di Anna Cassarino (Catalogo della 1a Mostra di
Arte ambientale, Pescia 2000) è certamente una delle possibili visioni del rapporto tra
uomo e natura. Ma, si può osservare, l'uomo potrebbe anche essere, per la sua
riconosciuta complessità, un elemento di destabilizzazione dell'equilibrio naturale,
quando mette in campo le sue tecnologie in una prospettiva di prevaricazione e di rottura.
D'altra parte, non è vero che tutta la verità e tutta la bontà stia dalla parte della
natura, tant'è vero che è stata talora proprio la deroga alle leggi naturali a
consentire la crescita dell'uomo e della sua civiltà.
Dunque, sono vari e complessi i rapporti tra uomo e natura, e non si può affrontarli da
una prospettiva diversa da quella di ricerca e di verifica, e senza una profonda
consapevolezza di problematicità. Non è detto che l'arte, per fare un esempio, debba
essere "concepita per inserirsi con grazia" nei giardini, nei parchi o nelle
città, e che debba costituire a tutti i costi "una forza propositiva di cui c'è una
grande necessità" (Cassarino, cit.): l'arte è espressione dell'uomo, delle sue
contraddizioni, delle sue pulsioni, delle sue dinamiche culturali; in essa concorrono
molti elementi, nobili o meno nobili, pieni di grazia o del tutto privi di essa,
propositivi o distruttivi. Il concetto di naturalità può essere acquisito dall'arte in
una prospettiva talora inquietante, o deformante fino ai limiti del dramma esistenziale.
In esso giocano, in varia combinazione, la realtà della vita di tutti i giorni,
l'aspirazione insopprimibile alla felicità, il mito dell'età dell'oro e gli esperimenti
di bioingegneria, Titiro e Frankenstein. In ogni ipotesi, in ogni costruzione ideale, in
ogni tema di riflessione l'arte riversa la forza del dubbio, l'ambiguità, la poetica
della indeterminazione.
Una mostra che, come quella qui presentata, vuol proporre il tema della natura non può (e
non deve) sottrarsi al rischio della innaturalità, non può non interrogarsi sul rapporto
creativo tra reale ed artificiale, non può non proporre ipotesi alternative al vero
esaminandole nella loro forza e legittimità. Poiché l'arte, dopo aver deposto ogni ruolo
di contemplazione consolatoria, si pone oggi come uno dei modi di espressione dell'uomo
nella sua completa ed integrale umanità. In questo percorso essa ha forse perduto in
bellezza e piacevolezza, ha forse un po' sporcato il suo abito da viaggio, ma ha molto
acquistato in verità e sincerità.
Gli artisti di questa rassegna, pur appartenendo a quella che si suole indicare come una
omogenea area culturale, affrontano argomenti complessi e diversificati, la natura,
l'uomo, la memoria, le contraddizioni della civiltà, in assoluta autonomia, ora
raccontando ciò che potrebbe accadere, ora analizzando l'accaduto: il tutto riferito a un
tema ben precisato sul quale ciascuno esprime i propri dubbi, le sensazioni, i timori. La
loro mostra, dunque, è un'occasione di conoscenza e di discussione intorno ad un
argomento sempre più attuale, e non temo di dire di moda, che tuttavia non rischia
l'ovvietà perché non ovvie e banali sono le idee, le argomentazioni, le ansie degli
autori.
Livorno, ottobre 2001
"Biosciamano" - Ivano Vitali "Senza titolo" - Lorenzo Pezzatini "The Great Memory"- Antonella Foscarini