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(nella comunicazione si consiglia di preferire la e-mail o il fax)
Firenze (I)

Avevo
una bellissima figlia di 3 anni, Francesca (le foto - Fra: a 1annoemezzo,
Avicenza: il 2novembre2002, -Padova03-il giorno prima! del
micidiale intervento).
Il
8 novembre 2001 le fu diagnosticato un tumore nel cerebelleto, un
medulloblastoma. Il 11 novembre di urgenza praticarono un drenaggio interno
senza catetere al addome, solo un buchino che facilitava la circolazione dei
liquidi cerebrali, si ricuperò
benissimo di queste (si vede nella foto -Padova03-).
Pero,
il 15 novembre è stata praticata la "asportazione" del tumore.
A
metà luglio 2001 aveva cominciato ad avere vomito mattutino (sintomo
"tipico" del medulloblastoma ho saputo tanto tardi), poco dopo di
alzarsi e vestirsi, in modo intermittente, a volte si a volte non. Una mattina
si, una settimana no e così. Era l'unico sintomo esistente. La pediatra mi ha
fatto PERDERE TEMPO fino alla ultima settimana di ottobre, quando richiede
"per caso" (parole sue) insieme ad altri inutili analisi, una visita
neurologica con fondus oculis. Ne meno le aveva chiesto con
"urgenza", parola che allega su mia richiesta per poter accedere alle
prenotazioni entro la settimana. A questi tempi Francesca aveva cominciato a
barcollare nel camminare e, dopo il 3 novembre, a vomitare tutte le mattine.
Queste
è il primo capitolo della storia.
Quello che mi tormenta tutti i giorni è il fatto che Francesca, fino al ultimo momento prima del intervento del 15 novembre, era una bambina allegra, camminava, parlava, mangiava, era autonoma in tutti i sensi e normalmente come a 3 anni. CONVIVEVA CON IL SUO MALE IN MODO EQUILIBRATO. Mah dopo l'intervento lei non è più riuscita a reggere il capo, non ha più potuto parlare, non ha più detto una sola parola, come "si", "no", "papà" o "mamma". Non ha mai più potuto muovere ne mani ne gambe a volontà, non ha mai potuto bere ne mangiare nessuna cosa, non ha più potuto mettersi seduta o reggere il suo corpo in alcun senso. I dottori non ci avevano dato particolari dettagli su di come si troverebbe dopo l'intervento pero avevano detto ripetutamente che lei "recupererebbe" tutto!! Che non sarebbe rimasta ne invalida ne ceca (ho domandato espressamente)
Durante
dieci giorni, dopo, siamo rimasti ad aspettare il cosi detto "ricupero".
Durante quei giorni lei ha sofferto dolori terribili giacché si lamentava
tantissimo, non dormiva quasi, urlava e si attorcigliava nel suo letto
soprattutto la sera dopo le 19. Loro chiamavano questo "agitazione" e
non volevano darli calmanti perché secondo loro "non aveva e non poteva
avere dolori!!" e, in più, dovevano "valutare" le reazioni
neurologiche senza l'effetto di sedativi o calmanti! Al decimo giorno (26
novembre), passata una mezza notte nella che Francesca si mordeva la lingua (stringendo
i denti) e attorcigliava ambi e due mani verso l'interno mentre urlava
fortemente, finalmente! li procurarono una dosi de morfina e da li in poi la
presse in infusione continua fino alla sua morte. Interpellato il neurochirurgo
ripetutamente, mi rispondeva che la bambina stava benissimo!, che anzi, la
vedeva "molto meglio" del altro giorno e che "È TUTTA LEI CHE
REAGISCE COSÌ".
Trasferita
subito a oncoematologia, li oncologi dicevano che non si aspettavano una
situazione così compromessa dal punto di vista neurologico. Che lei avrebbe
dovuto recuperarsi ed essere più cosciente. Dopo reiterate visite neurologiche,
parlavano di "mutismo cerebrale" o di una piccola percentuale de casi
di bambini intervenuti nella cavità posteriore che reagiscono in questo
"modo" o sindrome (Riferito a un articolo scritto da un vecchio neuropsichiatra
dello stesso ospedale). Credo che si può scrivere tante cose! per GIUSTIFICARE
GLI ERRORI DEI COLLEGHI-ALIEVI?, e soprattutto quando il paziente non può
assolutamente ribadire quello che si dice su di lui stesso. Dicevano
volgarmente "la macchina c'è mah il conduttore non c'è". E non era
vero perché mia figlia voleva, mah non poteva, "guidare".
Noi
non abbiamo mai più potuto riprendere contatto con nostra figlia. Voglio dire,
lei non ha mai più risposto alle nostre domande. Abbiamo praticato domande
semplice e richiesto "segnali" semplici con le ditte o la mano destra
(l'unica che si muoveva) o con gli occhi, mah lei non poteva "fare"
questi segnali. (Solamente il 16 novembre, dopo il risveglio, apriva gli occhi grandi
quando si lo chiedevano; poi mai più una risposta dal genere). Ho la
impressione che sia rimasta pure ceca, perché col tempo riprese a guardarci
pero era uno sguardo lontano come quello di un ceco. Ha sempre aperto gli occhi
fino a 12 ore prima della morte.
Ho
visto nella tv., persone in stato "vegetativo" e creo che sia questa
la parola più adatta a descrivere lo stato di mia figlia. Mah nessuno ha mai
parlato in questi termini, perché?!
A
noi dava la impressione che volevano far finta di che le cose progredivano
"bene" e come doveva essere, era un modo di negare e coprire un
possibile errore.
Trasferita
il 19 dicembre ad un ospedale più vicino a casa, durante la prima settimana
dopo il trasferimento, Francesca sorrideva in reazione al solletico e sembrava
capire meglio quello che le dicevamo (pero senza mai rispondere). Il 23
dicembre suo fratellino minore la visita, per la prima volta dopo l'intervento,
e lei SORRIDEVA AGITATA e sorpresa al riconoscere la sua voce. Con lo sguardo
non riusciva a trovarlo per guardarlo. Quello fu l'ultimo giorno che lei
sorrise; per noi era la CONFERMA che lei ci riconosceva ed era cosciente di
tutto!! Solo che qualcosa le impediva di impadronirsi del suo corpo e dei suoi
occhi e non era il tumore, se no quello che le avevano fatto nel intervento……..
::::::::::::::::::::::::::::::::::
::::::::::::::::::::::::::::::::::
_Ho
conosciuto un bambino di 5 anni che è stato intervenuto in un altro ospedale
quello di UUdd., tre volte. Il suo tumore è stato scoperto un mese prima di mia
figlia ed è morto (non ostante la chemio) solo 14 giorni dopo mia figlia. A
questo bambino, avevano fatto prima l'asportazione del tumore, e poi siccome
aveva terribili dolori di testa (parole di genitori), hanno fatto il drenaggio
con catetere al addome. Per ultimo hanno dovuto ancora operare per sostituire
il catetere che si era tamponato. Ha fatto una vita abbastanza normale a casa,
fino a quasi una settimana prima di morire. In ospedale è stato solo gli ultimi
nove giorni e non ha dovuto soffrire la invalidità come mia figlia.
_Abbiamo
contattato i genitori di un bambino morto per medulloblastoma alcuni anni fa
negli Stati Uniti e pure questo bambino, non ostante un graduale deterioro della
salute in generale è stato con i suoi a casa facendo una vita normale fino a un
mese prima di morire. Francesca è stata dal 15 novembre 2001 fino al 10
febbraio 2002, quasi tre mesi invalida!
_Conosco
una bambina di 12 anni, che porta avanti un medulloblastoma da almeno 6 mesi. A
gennaio è stato fatto l'ultimo intervento di asportazione (in totale due) ed un
ultimo intervento per drenare con catetere in addome. Dai primi giorni di
luglio è in coma nello stesso ospedale dove morì Francesca. È stata a casa sua
fino a maggio. Fra maggio e giugno, in ospedale, é stata discretamente bene
fino a entrare nel coma; non invalida e non incosciente, voglio dire.
_Ho
letto sul caso di una donna di 23 anni, da pochi giorni in puerperio, morta
improvvisamente per medulloblastoma solo 2 1/2 ore dopo di entrare nel Ospedale
Maggiore di Novara (il 2.10.1982) con una crisi di agitazione psicomotoria.
Senza nessun altra sintomatologia prima di quella crisi.
Questi
tre bambini sono stati intervenuti in altri ospedali e per altri (mani) neurochirurghi
e, insieme al caso di questa donna, mi permettono vedere che la morte per
medulloblastoma non necessariamente avviene nel modo che è successo a mia
figlia. Anzi, i medici legali che commentano la morte della donna a Novara
segnalano che questo tumore ha una assoluta asintomaticità nella sua evoluzione.
#È
stata sicuramente quest'ultima che non ci permetteva (a noi genitori) di capire
subito dopo l'inizio dei vomiti mattutini (sebbene sintomo tipico -detto di
altri molto autorevoli autori- ) che si trattasi di un problema di tumore al
SNC. Però da questa asintomaticità un dottore
o un pediatra, dovrebbe sapere o almeno sospettare, no?!?? Il tumore a
luglio'01 era sicuramente molto più piccolo di quello trovato alla fine (cresce
velocemente) e una DIAGNOSI PIÙ PRECOCE avrebbe influito positivamente nella
qualità della sopravvivenza. Allora, se il tumore fosse stato scoperto,
diciamo, ad agosto? Il risultato del intervento potrebbe essere stato diverso?
#In
quasi tutti e quattro casi l'avanzamento del tumore non gli portava alla
invalidità o la incoscienza o a problemi comunicativi. Avevano alcun problema
col camminare mah nella fase "terminale", vomito, dolori e capogiri
di testa.
#A
gennaio 2002, circa il 4, è stata eseguita su Francesca una Tac che verificava
la ricrescita del tumore alle dimensioni che questo aveva il 8 novembre 2001,
se non maggiori. E pure, si accertava un altro idrocefalo di grado
"medio". In tutti i casi di Medulloblastoma ed anche ad altri tumori della
testa, si verifica l'idrocefalo con la ricrescita del tumore, allora, Perché
non avevano fatto/ne meno proposto un drenaggio al addome a mia figlia?? Non prevedevano alcuna
evoluzione possibile?
Tutti
questi particolari (ed altri) mi portano a domandarmi: STIAMO DI FRONTE A UNA
CAUSA per MALA SANITA?? O NEGLIGENZA O ALTRO?
CONTRO
CHI DOVREI andare/domandare?
Contro
la USL?
Contro
il laboratorio che potrebbe avere scambiato i campioni delle fece, disorientando
al pediatra nella terapia o la indagine?
Contro
la pediatra, per trascurata e ritardata diagnosi?
Contro
l'equipe (includendo infermiere, anestesista e tutti i partecipe) che
interviene il 15 novembre?
Solo
CONTRO IL NEUROCHIRURGO che in definitiva decise il fondamentale? Lui non è
impiegato della USL, lavorano in rapporto contrattuale (no so specificamente il
tipo di rapporto) per la Università, entro il Ospedale (o viceversa).
Non
ho un medico legale che mi assessore correttamente.
Non
so a chi conviene rivolgersi.
Non
ho denaro per affrontare una Causa che finisca persa.
Ascolto
le sue opinioni/domande/richieste d'informazione.
La
ringrazio della sua attenzione.
Sig.ra Carina Andrea Canevari.
SINTESI
Francesca
Varisco di anni 3 è morta il 10 febbraio scorso di Medulloblastoma.
1°
errore: trascurata ed erratica diagnosi pediatrica, perdita di 3 mesi e mezzo
di tempo.
2°
errore: l'intervento chirurgico la lascia paralizzata di capo a piedi, non può più parlare e non riesce a comunicare in
altri modi.
3°
errore: Non riceve trattamenti ne controlli che permettano valutare e/o
prevedere una terapia contro il dolore concomitante col proseguimento della
malattia.
1°
ERRORE
Il
15 luglio del 2001, mia figlia Francesca, di appena 3 anni compiuti, inizia ad
avere vomito mattutino (sintomo tipico di medulloblastoma, ho saputo molto più
tarde). Lo ha tre giorni di seguito, per solo una volta e sempre di mattina,
dopo la colazione e senza altri disturbi ne manifestazioni nel resto della
giornata . Io immagino che sia il latte, allora lo elimino e li do per 3 o 4
giorni delle gocce di metoclopramida indicato per queste cose. Lei reagisce
apparentemente bene. Una settimana dopo vomita un mattino isolato.
Il
23 luglio la porto dalla sua pediatra per il controllo dei 36 mesi e commento
alla dott.ssa di questo vomito. Lei risponde: "solo di mattina? Che
strano!!?" poi misura peso/altezza ed stampa la curva di crescita dove si
verifica che la piccola non era aumentata di peso (ne un milligrammo da gennaio
2001) negli ultimi sette mesi. Nella curva la dott.ssa in persona fa un segno
in rosso giacché questa scendeva marcatamente sotto il 25% e verso il 10%,
mentre diceva "Sig.ra non c'è niente da che preoccuparsi, la bambina sta
benissimo, è normale che i bambini non aumentino notevolmente di peso a questa
età, la controlleremo più avanti per vedere come va"
Francesca
vomita la mattina tre giorni dopo (di domenica), lunedì vomita e poi fa una
scarica molto molle e di odore acido. Chiamo alla pediatra e telefonicamente me
indica "infloran" (fermenti lattici) e una dieta secca per alcuni
giorni. "Sig.ra c'è tanta gastroenterite in giro, non si preoccupi,
qualsiasi altra cosa mi chiami" Seguo le sue indicazioni e Fra sta comunque
bene già che non fa più nessun'altra scarica molle. Passa qualche altro giorno
e vomita ancora, una mattina si, una non, una si. Vado dalla pediatra e la
consulto esclusivamente per il vomito. La chiedo anche di visitare i piedi
giacché a mio marito li sembrava che camminasi male. La visita y me dice che
l'unica cosa che trova è la gola rossa "è forze questa infiammazione che
la fa vomitare" e mi ricetta delle supposte di morniflumato
"niflam" che sono appunto per infiammazioni di gola. Provo 4 giorni e
Fra va bene; il primo giorno che non riceve la supposta, vomita. Provo altri 4
giorni e al 5°, vomita. Immagino che sia psicologico e decido di aspettare
qualche giorno. Siamo già a metta agosto, dal 11 al 17 andiamo in campeggio
parrocchiale al Trentino. Fra sta apparentemente bene, pero non ha molta voglia
di mangiare e vuole solo prendere latte, succhi, gassose, gelati, cioccolatini
e dolci. La notiamo irritabile, capricciosa non vuole camminare ne fare le
belle passeggiate di montagna che desideravamo fare in famiglia. Vomita il
latte della colazione, prima del pranzo, nel terzo giorno. Tutti abbiamo
pensato che fosse il cambio di clima, di dieta, troppi dolci e gelati. Dal 18
al 27 agosto rimaniamo in ferie, pero a casa, e andiamo in piscina quasi tutti
i giorni. In questi giorni non vomita mai pero insiste in non mangiare a pranzo
e cene e preferire alimenti liquidi, dolci, cioccolati. Sin da questi giorni
con mio marito elaboriamo la idea che sia sempre psicologico e che stavamo
gestendo male l'argomento, colpevolizza soprattutto a me per essere quella che
sta sempre con i bambini e si occupa della loro alimentazione giornalieramente.
Inizia
settembre e Francesca torna a vomitare una mattina si; tre non. Due si; due
non. Andiamo della pediatra e trovo una sua sostituta che mi chiede analisi di
sangue, urine e feci. Mentre tanto mi indica di somministrare
"Peridon" supposte di domperidone per contenere il vomito?. Dalle analisi delle feci vengono fuori (13
sett) "CISTI di GIARDIA LAMBLIA" su i tre campioni. Torno, dalla
pediatra con i risultati, e trovo una seconda sostituta che me ricetta il
"Vermox", lo compro e quella sera li do la prima dosi. Ma sul
prospetto del medicamento non diceva assolutamente di essere una medicazione
adeguata alla Giardia Lamblia. M'informo su internet ed scopro che questo
parassita provoca dei sintomi di diarrea che mia figlia non aveva mai
presentato e il vomito doveva anche queste essere non solo di mattina o a
giorni isolati se non continui.
Torno
ancora dalla pediatra e, finalmente, ritrovo la titolare. Questa mi spiega che
questo parassita è molto poco frequente e che tanto lei come la sua sostituta
non si avevano mai trovato col dover indicare una cura specifica, si domanda
anche se non lo avrebbe portato dalla Argentina? (eravamo tornati da 9 mesi
prima!) poi dice no, no, non può essere. Aggiunge che si era aggiornata? e che
dovevo somministrare a Fra un antibiotico, il "Flagil" contenente
Metronidazolo. M'informo su internet e si; questa si era la cura per questo parassita.
Pero lo si trova solo in compresse e devo costringerla a prenderlo tre volte al
giorno; così è che qualcuna delle volte il vomito lo provoco io tentando di
depositare il pezzetto di pasticca in fondo alla gola. La cura proposta è di 7
giorni e poi rifare la analisi delle feci. Così faccio pero non mi sento
tranquilla e consulto telefonicamente ad un altro pediatra che mi dice che
l'antibiotico dovrebbe ripetersi per altri 7 giorni e dopo una settimana di
riposo già che sarebbe molto difficile eliminare la Giardia, in solo una
settimana, quando si sono formate le CISTI. Domando alla pediatra e lei mi dice
che parleremo davanti al analisi delle feci e cosi proseguo.
Mah
mia figlia continuava a vomitare solo di mattina. Non li davo la colazione
perché non si sporchi appena vestita , ormai non era il latte che le facessi
male, e lei continuava a vomitare comunque un po’ di saliva e dopo sentirsi
bene come se niente fosse. Continuava pure con i "capricci"
alimentari e in me aumentava ancor di più la idea che fosse psicologico, pero a
sua volta mi risultava una idea storta e ricercata. Mio marito era convinto che
tanto la pediatra come io sbagliassimo nel atteggiamento con la bambina e che
tutto fosse psicologico. Uno degli ultimi giorni di antibiotico vomita e fa due
scariche molle, si vede pallida e giù tutto il giorno. Al giorno dopo si alza
trovandosi bene, senza nessun altro malore.
Nei
campioni delle feci del 1° ottobre la famosa Giardia Lamblia era sparita nel
nulla. Andai dalla pediatra e questa chiudi il discorso felici di aver
accertato con la terapia, pero io domandai perché il vomito continuava come
prima. Mi chiese se la bambina avessi vomitato quel giorno e quando dissi di
non Lei mi chiese di tornare solo quando ci fossero, allora lo prenderebbe da
un altro punto di vista. Non le voleva più sapere.
__A
me nessuno mi toglie la idea di che i primi campioni siano stati scambiati
in laboratorio, già che era quasi impossibile che mia figlia trovasi la
Giardia con la dieta che faceva (non mangiava verdure crude; e la frutta, ben
lavata e sbucciata da me; non prendeva acque di fonte improprie; soprattutto non
aveva la sintomatologia giusta!!; ecc.) mah come lo potrei dimostrare?__
A
metà ottobre Francesca vomita una mattina. Chiedo subito un appuntamento alla
pediatra ma lei mi suggerisce di non portare la bambina a scuola perché secondo
lei "non va volentieri", che la richiami giorni dopo. Fra rimane la
settimana a casa e infatti, non vomita per niente. Torno a pensare nella
componente psicologica. La settimana dopo, la porto a scuola e le maestre
m'informano che ha dimesso una volta e poi è stata comunque bene anche
piuttosto inappetente. Continua ad andare a scuola il resto della settimana
senza vomitare. La settimana dopo ancor vomita una mattina allora prendo un
appuntamento e la pediatra verifica che il peso della bambina è ancorato come a
luglio e gennaio, allora ordina degli analisi di sangue, urine, ecografia
addominale e una visita neurologica con fondus oculis "per
caso"(disse Lei). Perché mi diano
li appuntamenti al più presto devo tornare e chiederli di aggiungere la parola
"urgente" su tutte le impegnative.
Siamo arrivati alla fine di ottobre, la visita neurologica sarà il 2
Novembre.
Ho
prenotato la visita neurologica nel Ospedale di VV. Dalla visita, il Dott. SS.
suggerisce un ricovero di due o tre giorni per fare il fondus oculis,
elettroencefalogramma e una Tac. Noi insistevamo ancor nei fattori psicologici,
ma ci spiega che ci sarebbe poi tempo di tornare su quello una volta scartati
altri problemi e accenna la possibilità di qualcosa che prema sul cerebelleto.
A quei giorni, Francesca barcollava al camminare (a volte era difficile
notarlo), vediamo che si sente insicura, accostandosi alle cose o a nostre
gambe o chiedendo di essere portata in braccia più spesso. Ci rendiamo conto
che ultimamente inciampava facilmente e con frequenza.
__Quasi
senza dubbio direi che il tumore aveva già compromesso i riflessi della gola
che dopo l'intervento non ricupera come prima__
2°
ERRORE
Il
ricovero sarà possibile la mattina del 7 novembre (dal 3 che la bambina vomita
tutte le mattine e il barcollare è più
facile di notare), quel giorno fanno la visita oculistica e il
elettroencefalogramma. Il 8 novembre, verso le 13 ore, dopo fare la Tac accertano
una MASSA in espansione y ci trasferiscono al Ospedale di PP perché "loro
hanno più esperienza"?
Da
queste parole, avviamo creduto di trovarci in un posto inadeguatamente attrezzato o senza Chirurgi
pediatrici mah, mesi più tardi, avviamo saputo di una bambina di 12 anni con lo
stesso tumore, intervenuta fino a tre volte (con esito sempre positivo) in
questo Osp. di VV. Mi chiedo allora, perché a noi ci hanno trasferiti??
Appena
saputo di questa massa avviamo iniziato una corsa contro il tempo per trovare i
migliori medici e il miglior posto per fare il probabile intervento chirurgico
insinuato. Avviamo digitalizzato la Tac e inviatala a un medico amico di Roma e
ad altri di Argentina.
Dall'Argentina
ci hanno detto che era un medulloblastoma, che si doveva intervenire in modo
veloce (intervento de poca durata di tempo, voglio dire) per evitare
complicazioni giacché la zona sanguinava molto facilmente.
Noi
non sapevamo che cosa significasi dire "medulloblastoma" e ci
sembrava solo un altro nome difficile della medicina. Allora non sapevamo
valutare quello che ci dicevano.
Nostro
amico di Roma fece arrivare l'immagini via internet a Neurochirurghi pediatrici
di Francia (Lyon), Verona, Gaslini di Genova e Gemelli di Roma, e tutti ci
hanno consigliato di rimanere sul posto, per non complicare la situazione
famigliare, e che la qualità che potevano offrirci era la stessa.
In
questo Ospedale di PP., dove siamo arrivati verso le ore 17 dello stesso 8 di
novembre, ricoverano Francesca nella pediatria comune e cominciano a passare
medici che ci fanno mille domande. Noi nella confusione non sappiamo bene chi
sia chi. Poi capiamo che una medico residente prende dettagliatamente nota de
la Storia Clinica, dalla nascita fino a quel giorno. Poi avviamo distinto la
Primario.
Iniziano
subito a fare una terapia con cortisone. Ci spiegano che c'era un accumulo di
liquido e una pressione fatta dalla massa sul cerebello che causava i vomiti (allora lei soffriva
questa pressione già a luglio??, quando la pediatra non si è accorta di niente). La mattina dopo Francesca
non vomita. Fano una risonanza magnetica e facciamo un primo colloquio con la
Primario assieme alla medico residente.
La
Dott.ssa LVD. ci dice che si dovrebbero fare due interventi, uno per un drenaggio con un catetere al addome e poi
un altro per asportare la massa trovata; che del analisi della risonanza il
neurochirurgo ci spiegherà come saranno l'interventi e qualsiasi altro
particolare di nostro interesse. Mi dice che per asportare devono aprire il
cranio, io domando se non ci fosse un modo meno invasivo? e mi dice di no.
Domando "QUANTO POTETE FARE?? E QUALE CONSEGUENZE POSSONO SORGERE DAL
INTERVENTO DI ASPORTAZIONE??", mi indirizza al neurochirurgo per queste
domande. Domando se sano cosa fosse questa massa e mi risponde che non sano
perché devono aspettare l'analisi istologico postoperatorio pero che la loro
esperienza li dice che in un 90 % é maligno. La commozione non mi lascia fare
nessun'altra domanda.
Il
sabato 10 novembre di pomeriggio avviamo un colloquio con la Dott.ssa LVD., il
neurochirurgo Dott. RGBLL., e il oncologo Dott. PLG.. Non ci danno tante altre
spiegazioni, ansi ci dicono che dalla risonanza non è venuto tanta informazione
in più? con rispetto alla Tac, che la massa sembra di trovarsi piuttosto
incapsulata? e che questo sarebbe positivo salvo che nel momento del intervento
scoprano che ci siano ramificazione. Rifaccio la domanda su di "QUANTO
DANNO POTETE FARE?? E QUALE CONSEGUENZE POSSONO SORGERE DAL INTERVENTO DI
ASPORTAZIONE??", e mi rispondono che poi recupera tutto?!. Chiedo, pero, se lei rimarrà ceca o invalida
e il neurochirurgo risponde di assolutamente No giacché i centri della visuale e del movimento degli arti è
molto lontano di dove lui deve intervenire. Si preoccupa piuttosto del fatto
che la localizzazione è delicata perché
mette in compromesso i centri del respiro e della deglutizione. Domando se c'è
rischio di vita e mi rispondono che assolutamente No. Io li prego che tratte a
mia figlia come se fosse sua allo quale PLG., mi chiede di avere fiducia nella
loro capacità professionale ed umana personale, che anche loro sono genitori.
Rispondono ancora che non sano che tipo di tumore sia che può essere tanto
benigno come maligno pero che della loro esperienza li sembra, in un 90%,che
sia maligno e per questo era già stato coinvolto il oncologo. Che il percorso a
seguire dopo la chirurgia era, appunto, la chemioterapia. Mio marito chiede
COSA SUCCEDEREBBE SE NON SI FACESI L'INTERVENTO allo quale rispondono con
scandalo che è una variabile non contemplabile e non si discute su di questo.
Eravamo molto spaventati e commossi di pensare nella possibilità che Francesca
morissi.
In
questi colloqui non ci è stato mai mostrata nessuna immagine della Tac ne della
Risonanza magnetico. Nella Cartella clinica, non ostante, segnalano che ci
hanno spiegato "chiaramente e abbondantemente" la situazione.
L'11
novembre Francesca è intervenuta per fare il drenaggio dopo di che si recupera
bene. Dorme molto le prime 24 ore e dal secondo giorno in poi vuole alzarsi e
giocare come se niente accaduto. E notevole la miglioria in quanto non vomita
ne 12, ne 13, ne 14 mattina e non barcolla assolutamente. E così talmente
allegra e attiva che sembra sanissima come mai, nessuno direbbe che quella
bambina del 14 novembre avessi nessun mal. Pero, sta molto inappetente, il 14
prende quasi solo liquidi e di pranzo prende una panna cotta. Poche ore dopo
comincia a vomitare, ansi, qualsiasi cosa inghiottisce, lo vomita poco dopo. Vomita per quattro volte credo ed è riferito
ai medici di guardia, i cui, fanno un analisi di sangue di controllo e la
mettono in flebo per idratarla. Uno di questi medici (anestesista) dice
sottovoce "potrebbe essere un blocco intestinale" perché appunto lei
non aveva ripreso a fare la caca dopo l'intervento del 11. Comunque non fa
nessun'altra verifica e da il suo nulla osta al intervento.
__Io
mi domando se è stato bene fare l'intervento del giorno dopo (15 novembre)
senza prima verificare che tutto fosse tornato al suo posto, considerando la
importanza di tale e il fatto che non era un intervento urgente come il primo.
M'è rimasto anche il dubbio sul tipo di drenaggio fatto, giacché al inizio
avevano parlato di un catetere al addome che alla fine non è mai esistito, e
invece hanno praticato un tipo di drenaggio che sebbene s'è dimostrato efficace
nel momento si chiuderebbe dopo con altissima probabilità, obbligando a
posteriori interventi.__
Così
è che giovedì 15 novembre alle 8 ore portiamo Francesca in sala operatoria e la
rividi uscendo della sala operatoria e poi verso le 18 ore, già sistemata in
terapia intensiva. Dormita ancora, con flebo in un piede e mano, intubata, con
un catetere per fare la pipi e tanti sensori di cuore e respiro. Vedevo che
l'infermiere adoperavano dei tubicini nel addome mah non capivo cosa'era. .Non
capivo ancora bene che avevano messo un catetere venoso centrale (altro
particolare che non avevano segnalato i medici prima di questo intervento) per
la posteriore chemioterapia.
Il
neurochirurgo aveva detto che lei rimarrebbe "da un giorno a una
settimana" dormita, a secondo delle sue reazioni, in modo di facilitare un
graduale recupero dal intervento. Invece il giorno 16 mattina cominciarono a
diminuire (direi bruscamente) le dosi di sedativo, lei cominciò a respirare per
conto proprio pero le sue reazioni sono state tremende. Muoveva mani e gambe
tentando di liberarsi di tutto, urlava e dava calci, era proprio isterica.
Arriveranno a legarli mani e piedi per tenerla ferma. I medici di guardia ci
spiegano che devono svegliarla cosi presto per "valutare" le sue
reazione e si manifestano contenti di tali, dicono che sono ottime? __Io mi domando perché le sue
reazioni non sono state, almeno simili, come quelle del primo intervento?__
Questa
volta Francesca aveva la mascella storta, gli occhi fissi verso l'interno
(soprattutto il sinistro) e poco dopo le prime reazioni risultò noto una
paralisi pronunciata di tutto il lato sinistro. ((vedere allegato TIPO1 e TIPO2)) Aveva pure difficoltà a muovere
la gamba destra. Muoveva solo la testa (come dicendo no) di lato a lato e la
mano destra in modo ambi e due incontrollabile! Abbiamo voluto interpretare i
suoi movimento con alcuna intenzionalità (togliersi i fastidi) mah non
riusciremo mai più a comunicarci con lei. Mai più mia figlia mi chiamò mamma o
a papà, mai più abbiamo potuto sapere con precisione cosa provava. Al giorno
dopo mi sembrava ancora più persa, alle nostre visite rispondeva ancora di
meno, non sembrava ascoltarmi io non ero sicura che mi vedessi. Chiese cosa
aveva e perché stava cosi. Chiese se mi vedeva e l'infermiere mi dicevano de
si? Ho comprovato che la pupilla destra reagiva agli stimoli della luce, pero
non sembrava guardarmi, ne riuscire a vedermi. Sabato aveva tanta febbre poiché
aveva una polmonite, so che con antibiotici la ha superata. Aveva tanta
difficoltà a tossire e cominciarono subito con una fisioterapia respiratoria.
Il
21 novembre la passarono a ricovero comune. Sebbene sembrava per momenti più
calma, si alternavano periodi de tanta "agitazione" soprattutto nelle
ore serali e di notte era impossibili dormire giacché si lamentava quasi in
continuazione. Di mattina tornava a stare più tranquilla e a dormire tanto. Era
l'orario delle visite mediche allora i medici non credevano a quel che succedeva
di notte. Con mio marito eravamo nel dubbio se avessi dolori. Il medico diceva
che non li poteva avere. __E come mai? E possibile non avere dolori dopo che ti hanno aperto la
testa e sei stato in sala operatoria tante ore??!!__ ((vedere allegato 1MORFIN.gif))
Rispetto
al intervento del 15 novembre, nella cartella clinica, si descrivono delle
occasioni nelle quali il neurochirurgo tenta di continuare il suo lavoro in una
certa zona (proprio il bulbo) mah non riesce perché mia figlia faceva
tachicardia e sintomi che non permettevano continuare avanti. Cause per le
quali l'intervento si da per finito lì. Nel foglio del anestesista questi
momenti sono segnalati con delle frecce e sono tre. ((vedere allegato ANESTES.gif))
__Io
mi domando se quello che ha successo non è stato particolarmente DANNOSO
per mia figlia? Mi domando anche se non bastava che succedesse solo una volta
per sospendere l'intervento invece di tentare tre volte di fare cosa? Mi
domando se queste "crisi" durante l'intervento non dovevano essere
evitate? Se erano prevedibile?
Il
neurochirurgo me aveva commentato, prima del intervento, che c'erano una serie
di sensori che le dicevano quando fermarsi in modo di non mettere a rischio la
VITA del paziente, me lo diceva per garantirmi la sopravvivenza di mia figlia.
Mah, pensava lui, per caso in alcun momento, alla QUALITA della sopravvivenza di Francesca?? Pensava a preservare
il meglio possibili i sui tessuti nervosi?
In
somma, mi domando se mia figlia doveva rimanere così? Se era INEVITABILE? Se mi
hanno mentito? Mi domando se è stato fatto un danno prevedibili o evitabile? Se
SI PUÒ PROVARE?
Noi
non abbiamo voluto l'autopsia. Comunque il tumore riprese subito a crescere con
tanta forza come prima, allora immagino, che se si fa un'autopsia oggi, non sia
possibile trovare chiare "lesioni" del intervento, o sbaglio?__
Una
cosa importante che abbiamo notato con mio marito Confrontando le Risonanze fatte PRIMA
del'intervento con quelle fatte DOPO è che: nella Prima si vede chiaramente che
il tumore PRENDE il Bulbo ((vedere immagine 1°BULBO03.jpg)),
mah nelle Seconde
MANCA PROPRIO!!! un pezzo del Bulbo ((vedere
immagine BULBOA3.jpg)). Pezzo che
evidentemente è stato "asportato" nel intervento. Domando allora,
doveva per forza togliere una parte del Bulbo in questo modo??? Sarebbe, forze,
la mancanza di questa parte del bulbo lo che manteneva mia figlia in quelle
pessime condizioni??
Il
neurochirurgo in questione mi aveva detto (colloquio solo con la mamma) prima
di operare che "si poteva trovare in tre situazioni diverse. 1)poter
asportare tutto, 2)ASPORTARE SOLO LA MASSA GLOBALE Y LASCIARE LE RADICI CON UN
PEZZETTO DEL TUMORE e 3)alcuna alternativa intermedia. Che durante l'intervento
deciderebbe che cosa era più conveniente fare??"
Dopo l'intervento mi ha spiegato (altro colloquio solo con la mamma) che la Francesca aveva l'occhio sinistro e la mascella storta e una paralisi del lato sinistro proprio perché LUI "AVEVA INSISTITO IN TOGLIERE IL MASSIMO POSSIBILE!, CHE IL TUMORE ERA PIÙ INFILTRANTE IN QUELLE PARTI (nervi del occhio sinistro, mascella, lato sinistro del corpo) E CHE AVEVA RASCHIATO INSISTENTEMENTE FINO A FARE SANGUINARE, IN MODO DI "PULIRE" IL PIÙ POSSIBILE QUESTI NERVI PER POI, CAUTERIZZARE QUEI VASI SANGUINI IMPEDENDO AL TUMORE DI "RIPRENDERE" LA STRADA IN QUEL STESSO POSTO COSÌ IMPORTANTE (IL TUMORE CERCA I VASI SANGUINI DEI QUALI ALIMENTARSI, MI CHIARIVA)" ((vedere allegati INTERV.gif e TRASF27.gif))
-(((…..La
Neurochirurgia è la disciplina per la terapia chirurgica delle malattie del
sistema nervoso. Idealmente l’intervento del neurochirurgo deve essere
delicato, rispettare le strutture aggredite e rimuovere definitivamente la
lesione. Bisogna perciò conoscere bene l'anatomia e verificare scrupolosamente
i rapporti della lesione con le
strutture funzionali……)-(…….Le tecniche chirurgiche moderne si basano sul rispetto massimo del tessuto nervoso.
Per realizzare questo scopo sono necessari strumenti sofisticati, sia per
l’accesso, sia per la manipolazione chirurgica. L’accesso viene studiato in
base alle caratteristiche della lesione ed alla sua localizzazione rilevabili
con la TC e la RM. Per le lesioni vascolari e per taluni tumori risulta
indispensabile anche la conoscenza della struttura vasale normale e patologica.
Normalmente
l’esperienza e la perizia del chirurgo permettono di localizzare e trattare la
lesione con minimo danno del tessuto sano……..)-(…….In aree cerebrali particolarmente
critiche (area motoria o del linguaggio)
è necessario un monitoraggio clinico e soprattutto elettrofisiologico, per
delimitare i confini chirurgici……)))-Dr. F. Caputi-
3°ERRORE
Su
questa ultima parte preferisco non abbondare.
Il
più grave è stato il intervento.
Io
avevo capito perfettamente (anche con tanto dolore) che mia figlia avrebbe
morto primo o poi a causa di questo CANCRO!, anche se avessimo trovato il
tumore un anno prima -(((…. il medulloblastoma, che si localizza in corrispondenza della
linea mediana in fossa cranica posteriore, è molto cellularizzato,
radiosensibile, ma da metastasi nello stesso sistema nervoso verso il midollo
spinale, e tende recidivare con una sopravvivenza media di qualche anno…..)))-Dr. F. Caputi-
Forse
avessimo avuto altre possibilità terapeutiche, pero è stato impossibile trovare
NIENTE prima dei primi vomiti di luglio 2001, e già, a quel tempo, stimo fosse
tardi anche per salvare la sua VITA.
Quello
che trovo estremamente INGIUSTO è che una bambina di appena tre anni
(dolcissima, innocente) sia stata trattata in un MODO COSÌ INUMANO, facendo un
intervento che forse era meglio NON FARE o facendo un intervento così
ingiustificatamente DANNOSO.
Trovo
assolutamente INGIUSTO che abbia dovuto AGONIZZARE PER TRE MESI per colpa di una mano omicida che si vantava di
"DOTTORE".
Il
Cancro, Cancro è.
((vedere allegati 01.gif,
02.gif, 03.gif, 04.gif. È la lettera di dimissione con che cambieremmo ospedale
il 18 dicembre))
CARINA
ANDREA CANEVARI,
MADRE DI
FRANCESCA VARISCO *11-07-1998 +10-02-2002
pp.dd:
la bambina di 12 anni (quella alla quale ho fatto riferimento nella prima
lettera), entrata in comma ai primi di luglio, è morta il passato 18 luglio. Solo
15 o 18 giorni di stato stremo…