Avvertenza: si rivolge a coloro che si avviano alla vecchiaia o ci sono dentro, con particolare riguardo alle persone di genere femminile, perchè hanno una vecchiaia alquanto diversa da quelle di genere maschile.
Friedan, Betty
L'età da inventare
Frassinelli, 1993
Apparve in originale nel 1993, quando l'A. aveva già varcato la barriera dei settanta, e la sua esperienza del "partire da sè", che tanto ha giovato al femminismo, l'ha condotta ad una visione della vecchiaia che tutte/i dovremmo far nostra. Ovviamente la lettura di queste pagine non è affatto utile a chi è già rassegnata/o ad un eventuale tragico decadimento fisico in atto da tempo, ma è indispensabile a chi si senta ancora abbastanza vitale da rifiutare il non richiesto compatimento e, soprattutto, desideri essere il meno possibile di peso sia ai propri cari che alla società in genere. Per questo sarà opportuno tener conto che è bene cominciare lo studio di questo saggio agli inizi della mezza età, prima che si evidenzino le rughe agli angoli degli occhi, o si facciano più frequenti certi doloretti barometrici. Mi si potrà a questo punto obbiettare che il testo si dilunga su citazioni ed analisi tutte di matrice nordamericana. Ma sta a chi legge (ed è assodato che le donne leggono più degli uomini) adattare a se stessa ed al proprio ambiente quel che le sembra più utile e/o piacevole.
Ricci, Rita & De Camillis, Stefano
Uscire indenni dalla terza età
EdUP, 1994
Un'ottantina di pagine, un formato ancora più piccolo di quello dei tascabili e un sottotitolo (GUIDA PER GIOCARSI LA VECCHIAIA) quasi più spiritoso del titolo, fanno di questo agilissimo saggio una cosa rara. Tanto più che, per quanto scritto da due molto giovani persone, è assolutamente indenne da quel tono pietistico e sciropposo che pare sia tanto di moda fra coloro che direttamente o indirettamente si occupano di persone "in età".
Sommessamente suggerirei qualche brevissimo sguardo interdisciplinare oltre la psicologia: economia politica e sociologia hanno un grosso peso nel formare la differenza di genere che non diminuisce per niente con lo scorrere del tempo.
Gianini Belotti, Elena
Adagio un poco mosso
Feltrinelli, 1993
L'A. è una di quelle persone "di penna" che passano felicemente dal saggio alla narrativa e viceversa. Iniziò con l'esplosione di Dalla parte delle bambine ch'è stata una specie di bibbia per un paio di generazioni di donne intelligenti, e, dopo un'alternanza di saggi e di romanzi, ci offre qui una serie di racconti. Per essere esatti: sette racconti, ognuno con una sua intensità, ognuno con una propria fisionomia che varia da una cupezza quasi tragica ad una maliziosa e garbata comicità. Tutti mostrano però il comune denominatore di un'insperata capacità di resistenza e di recupero da parte delle anziane quando, sia pure per morte o abbandono, si ritrovano forzatamente libere.
Greer, Germaine
La seconda metà della vita
Mondadori, 1991
Dobbiamo francamente ammettere che la lettura ne è consigliabile, non dico alle sole addette ai lavori, ma certo a chi sia - almeno in senso lato - portata a un gusto per la scienza. Si tratta di un saggio con bibliografia interamente anglofona, che dimostra come in fondo la menopausa sia anche e soprattutto una sovrastruttura socio-culturale.
Banti, Anna
Un grido lacerante
Rizzoli, 1981
Un romanzo, almeno sembra. Ma piuttosto un'estrema confessione, che ha l'aria di assolvere l'A. da un rimorso che dura da una non breve vita. Il rimorso cioè di aver tradito se stessa, la propria profonda vocazione, per l'amore di un uomo importante, un Maestro. Forse l'autoassoluzione le farà attendere la morte senza paura.
L'autobiografia di Mamma Jones
Einaudi 1977
Le 47 pagine dell'introduzione di Peppino Ortoleva illuminano quest'esemplare figura di sindacalista che si stagliò infaticabile e prepotente nel panorama politico nordamericano fra i due secoli. Ma la sua figura umana di donna - a mio sommesso parere - è proprio nelle prime due pagine dell'autobiografia stessa. Nel 1867, a Memphis, l'epidemia di febbre gialla le porta via quasi nello spazio di pochi giorni, il marito e tutti e quattro i suoi bambini. Roba da impazzire o suicidarsi o farsi monaca (lei, oriunda irlandese, era infatti cattolica). Invece sopravvive. Trasferitasi per lavoro a Chicago, perde tutto nell'incendio che distrusse la città nel 1871. Di nuovo sopravvive, ed entra nel movimento operaio, diventandone, come già detto, figura di grandissimo spicco. Visse certamente oltre la novantina, nonostante non si sappia esattamente quanti anni, poichè sembra che all'ultimo avesse avuto la civetteria di aumentarseli alquanto.
Età avanzata e genere
Quaderni delle donne d'Europa, n.45, Mag./Lug,1997
Questo fascicolo, monografico al pari dei precedenti, è edito e curato con attenzione e competenza da Véronique Houdart-Blazy. Ciò che lo distingue dalle pubblicazioni del genere, e lo rende in certo senso prezioso, è la prefazione che rende all'età avanzata delle donne il valore che essa merita e le è dovuto.
Lombardi, Daniela
Povertà maschile, povertà femminile
Il Mulino, 1988
Testo di alto livello, inserito nella collana dell'Istituto Universitario Europeo, con il sottotitolo (l'Ospedale dei Mendicanti nella Firenze dei Medici) che ne indica la limitazione sia temporale che territoriale e sembrerebbe perciò esulare dal tema di questa bibliografia critica. Ma tale limitazione non impedisce affatto che un piccolo pezzo di storia possa mostrare chiaramente come la povertà sia stata sempre più pericolosa per le donne che per gli uomini. E che le prime sono, in genere, più povere dei secondi.
Carrington, Leonora
Il cornetto acustico
Adelphi, 1984
Si può dire che questo romanzo è stato scritto sulla sessantina. Da una pittrice inglese trapiantata a far la spola fra New York e il Messico. E' il libro più pazzamente surrealista, più fantasioso e frizzante fra quelli che sono iscritti in questa lista. Ma è anche ricco di escursioni nella storia delle religioni, nelle fiabe di mezzo mondo, nel femminismo, nel regno del sogno. Lo si legge con godimento per così dire multiplo, poichè sono almeno tre le chiavi di lettura che queste pagine ci offrono.
Ortese, Anna Maria
Corpo celeste
Adelphi, 1977
Qualcuno mi aveva sconsigliato d'inserire fra i suggerimenti questo piccolo libro di estreme riflessioni, perchè apparentemente un po' troppo pessimista, ma non sono d'accordo. Infatti sappiamo tutti come quella che è stata, a mio avviso, la più grande fra le scrittrici italiane contemporanee, il pessimismo se lo sia tirato dietro per tutta la sua non breve vita. Ma è stato un pessimismo carico d'amore, di pietà così adamantina da sembrare impietosa, e accompagnato da una forza ed un'intelligenza che l'hanno portata - rigorosamente autodidatta - da una poco più che elementare scolarizzazione ad uno stile colto e nobilmente barocco.
E il suo pessimismo cosmico, così giustificato in questa fine millennio? Tutto sommato potrebbe anche aiutarci a non aver troppi rimpianti al momento di abbandonare la cosiddetta valle di lacrime.