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MILANO - L'iter
parlamentare della proposta di legge sull'affidamento condiviso,
che ha come primo firmatario il forzista Vittorio Tarditi,
comincerà martedì prossimo, quando il testo sarà discusso da un
comitato ristretto della Commissione giustizia della Camera.
Tra le novità
introdotte rispetto alla legge di riferimento, quella sul divorzio
del marzo 1987, ci sono l'affidamento del bambino a entrambi i
genitori, l'istituzione di centri di mediazione familiare,
l'obbligo del mantenimento diretto sia da parte del padre che
della madre.
Su questi punti
esprime tutta la sua preoccupazione l'avvocato Annamaria
Bernardini de Pace, esperta in diritto di famiglia, 7
mila cause di separazioni, divorzi e affidi alle spalle.
Avvocato, perché
non le piace la proposta di legge?
"Premetto
che non sono contraria a priori. Anzi. Quando ho divorziato,
nell'aprile del 1987, credo di essere stata la prima a volere
l'affido congiunto. È il regime perfetto, ma è attuabile
soltanto se c'è una netta separazione tra il ruolo genitoriale e
quello coniugale e, soprattutto, se il bene del bambino si
antepone a ogni altra cosa. La nuova proposta, che sembra così
interessante, è piena di insidie. Non tutela il minore, è contro
di lui".
Che cosa intende?
"Tutela solo
gli onorari degli avvocati, serve a raccogliere il consenso dei
papà che pagano e non vorrebbero. È una legge sbagliata: impone
a due persone che si separano l'imperativo paradossale di andare
d'accordo come genitori".
Non trova che
affidare il figlio sia al padre che alla madre eviterebbe di
penalizzare uno dei due?
"L'unico a
essere penalizzato è il bambino, che da soggetto di diritti
diventa oggetto. Perché è in questa direzione che va la riforma:
per esempio, se un genitore si rivolge al giudice lamentandosi del
comportamento dell'altro e se il giudice gli dà torto, il
bambino, indipendentemente dal suo interesse, dovrà andare a
vivere con il genitore ingiustamente accusato".
Il doppio assegno
di mantenimento non potrebbe essere un modo per responsabilizzare
entrambi i coniugi?
"La sola
certezza è che in questo modo non viene più garantito ai figli
il mantenimento del tenore di vita a cui erano abituati prima
della separazione. Il nuovo testo sancisce che ciascun coniuge
paghi direttamente alcune spese. Il giudice può anche fissare un
assegno, sulla base di una tabella Istat, la cui determinazione
sarà uguale per tutti. Il genitore economicamente più forte, di
fatto, deciderà per il figlio".
La proposta di
legge, però, contempla il diritto di veto di ciascun coniuge
sull'altro...
"E il bene
dov'è? Si moltiplicano le ipotesi di conflitto, a esclusivo
vantaggio degli avvocati. Lo ripeto, è una legge contro il
minore. Per giunta anticostituzionale".
Per quale
ragione?
"Obbliga i
genitori separati a cercare abitazioni facilmente raggiungibili.
Mentre esistono molti casi in cui la distanza fisica tra marito e
moglie serve anche far riprendere il dialogo".
Resta da parlare
dei centri familiari polifunzionali, istituiti per interventi di
mediazione e di terapia familiare.
"La legge
non stabilisce né chi né con quale formazione tenterà di
rimettere insieme i coniugi. Questo richiederà dei costi e non è
chiaro chi dovrà sobbarcarseli. I tempi di separazione si
allungheranno, così pure l'incertezza del bambino".
In alcuni Paesi
europei, come la Francia, l'affido condiviso è già una realtà.
"Benissimo.
Diciamo anche, allora, che in Francia l'affido è una scelta
consapevole e non un obbligo. E che, sempre in Francia, chi non
paga per il mantenimento del proprio figlio perde anche il diritto
di vederlo".
Lei che tipo di
riforma proporrebbe?
"Una riforma
fatta ascoltando gli avvocati che si occupano di diritto di
famiglia, i giudici: loro vivono in trincea. Questa riforma, in
realtà, presupporrebbe quella ben più importante
dell'accorpamento delle competenze a un unico tribunale della
famiglia".
Elvira
Serra
Dichiarazioni
a Porta a Porta del marzo 98 dell'
avvocato Annamaria
Bernardini de Pace
La Bernardini de
Pace, da buona sofista, si esercita a sostenere una tesi e la
contraria. Divertitevi con questa sbobinatura (parziale, perché
poi mi è venuta a noia, ma continuava sulla stessa falsariga).
A Porta a Porta
(marzo '98) così commenta il trasferimento in Australia di una
madre con affidamento esclusivo:
"De Pace -
Se ci fosse l’affidamento congiunto come norma questo non
sarebbe potuto succedere, perché una madre non avrebbe potuto
espatriare in mancanza dell’autorizzazione del padre.
Vespa - Quindi
lei l’affidamento congiunto... direi che lo imporrebbe?
De Pace - Ah....
io sono del parere che per legge dovrebbe esserci l’affidamento
congiunto, il che vuol dire che continuerebbe tra i genitori la
stessa situazione esistente nella famiglia unita. Poi in casi
particolari, motivatissimi, ci dovrebbe essere l’affidamento
monogenitoriale, ma solo quando esiste un pregiudizio per il
bambino dal contatto con l’altro genitore."
E ora rileggiete
l'introduzione alla pdl 66! E' dei nostri!
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